Piano casa: oltre 53mila immobili pubblici inutilizzati pronti alla riconversione
Nel nuovo Piano casa rientra anche una quota significativa di patrimonio pubblico inutilizzato: oltre 53mila immobili residenziali oggi non occupati. Secondo le elaborazioni del Ministero dell’Economia aggiornate al 2025 (su base dati al 31 dicembre 2022), si tratta di circa 53.241 unità per una superficie complessiva superiore ai 9,4 milioni di metri quadrati.
Questo patrimonio, distribuito sull’intero territorio nazionale, rappresenta una risorsa strategica per incrementare rapidamente l’offerta abitativa, grazie agli strumenti previsti dal piano approvato dal governo. Tra le misure principali figura il censimento degli immobili e la loro possibile riconversione.
Dal punto di vista dello stato di conservazione, la maggior parte degli edifici risulta recuperabile con interventi limitati: circa 44mila unità necessitano infatti di lavori manutentivi leggeri, mentre poco meno di 9mila richiedono interventi più complessi. Ciò suggerisce che una quota rilevante del patrimonio potrebbe essere rimessa in uso in tempi relativamente brevi e con costi contenuti.
Come sottolineato dalla sottosegretaria all’Economia Lucia Albano, l’approccio del Ministero si fonda sull’idea che l’abitazione non sia soltanto un bene economico, ma un elemento essenziale per la stabilità sociale e lo sviluppo del Paese. In questa prospettiva, il Piano casa mira anche ad attrarre capitali privati e istituzionali, attribuendo un ruolo centrale agli immobili pubblici per la realizzazione di alloggi a prezzi accessibili.
Distribuzione territoriale
La distribuzione geografica evidenzia una forte concentrazione in alcune regioni. La Campania guida la classifica con oltre 12mila unità e circa 1,7 milioni di metri quadrati, seguita dalla Lombardia con più di 6.500 immobili e oltre un milione di metri quadrati. Numeri significativi si registrano anche in Sicilia (oltre 4.400 unità), Lazio (circa 3.200), Piemonte (circa 3.600) ed Emilia-Romagna (oltre 3.200).
Gli immobili appartengono a diversi livelli dell’amministrazione pubblica, ovvero Comuni, Regioni, Province, Città metropolitane, ma anche ministeri ed enti statali, e spesso versano in condizioni di degrado o abbandono a causa della carenza di manutenzione. Proprio per questo rappresentano un ambito privilegiato di intervento per il Piano casa, che punta al recupero senza ulteriore consumo di suolo.
Secondo le analisi del Mef, queste unità potrebbero essere destinate non solo all’edilizia residenziale pubblica, ma anche a forme di housing sociale o modelli integrati.
Le aree urbane
Nelle principali aree metropolitane, la maggiore concentrazione di immobili inutilizzati si registra nel Mezzogiorno. Nelle 15 città metropolitane si contano circa 13mila unità potenzialmente destinabili a uso abitativo, con dimensioni adatte a nuclei familiari di piccole e medie dimensioni.
Napoli è il caso più rilevante, con quasi 7mila immobili disponibili, seguita da Roma (circa 1.700) e Palermo (poco meno di 1.200). Più contenuti i numeri nel Nord: Milano conta circa 650 unità, mentre Genova si attesta intorno alle 750.
Si tratta di territori dove l’emergenza abitativa è più acuta e dove, di conseguenza, il recupero di questi immobili potrebbe produrre effetti più immediati.
Struttura del Piano
Il Piano casa si inserisce in un programma complessivo da circa 10 miliardi di euro, articolato su tre direttrici principali: riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica esistente, sviluppo di housing sociale a canoni calmierati e coinvolgimento di capitali privati.
All’interno di questo quadro, la mappatura del patrimonio pubblico rappresenta un passaggio operativo cruciale. Il piano prevede infatti una ricognizione sistematica degli immobili da recuperare, un’attività in parte già avviata ma ancora da completare.
Un ruolo chiave sarà svolto dagli strumenti operativi: il veicolo gestito da Invitalia, finalizzato al recupero fino a 60mila alloggi popolari oggi inutilizzabili; il fondo dedicato all’edilizia sociale affidato a Invimit; e il cosiddetto “fondo dei fondi” promosso da Cassa depositi e prestiti, pensato per attrarre investimenti privati.
Per incentivare la partecipazione degli investitori, il governo prevede procedure semplificate e tempi più rapidi, a fronte però di vincoli precisi: almeno il 70% degli alloggi dovrà essere destinato a soggetti in difficoltà, con prezzi di vendita o affitto inferiori di almeno il 30% rispetto ai valori di mercato.
Resta centrale il tema dell’attuazione: la riuscita del Piano dipenderà dalla capacità di garantire risorse certe e processi amministrativi efficienti, così da trasformare rapidamente il potenziale in interventi concreti.